sabato 24 febbraio 2018

IL FILO NASCOSTO

(Phantom Thread)
regia: Paul Thomas Anderson (Usa, 2017)
cast: Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville, Richard Graham, Camilla Rutherford
sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
fotografia: Paul Thomas Anderson
scenografia: Mark Tildesley
montaggio: Dylan Tichenor
musiche: Johnny Greenwood
durata: 130 minuti
giudizio:

trama:  Nella Londra degli anni '50 il famoso stilista Reynolds Woodcock è a capo di un impero nel mondo della moda insieme a sua sorella Cyril. Ma l'arrivo della giovane Alma, donna forte e indipendente, stravolgerà completamente la sua vita.


dico la mia:  Se la perfezione esiste, è qualcosa che assomiglia molto all'ultimo film di Paul Thomas Anderson. Una perfezione in primo luogo stilistica, dato che Il filo nascosto è un film di una bellezza estetica totalizzante, quasi esagerata: la ricercatezza dei costumi (l'Oscar è già prenotato, direi doveroso), la fotografia calda, avvolgente (curata in prima persona proprio dallo stesso regista), le scenografie raffinate, elegantemente glamour, costituiscono la confezione superba di un'opera ambiziosa e affascinante, che a poco a poco dischiude anche una bellezza contenutistica complessa e profonda per lo spettatore, come in tutte le opere di Anderson.


Il filo nascosto è, prima di ogni altra cosa, un meraviglioso omaggio al cinema maestoso e classico della vecchia Hollywood, quella degli anni '50 e dintorni, da John Ford a John Houston, con rimandi espliciti alla poetica della violenza di Martin Scorsese. Parliamo di violenza non fisica ma psicologica e disturbante, quasi ossessiva. Del resto l'intero film è la descrizione di due ossessioni diverse ma a loro modo speculari: una è quella per il lavoro, svolto in maniera maniacale dal protagonista (un Daniel Day-Lewis "pazzesco", monumentale in quella che - si dice ma non ci si crede - dovrebbe essere la sua ultima apparizione sul grande schermo), l'altra è quella verso una donna forte e coraggiosa, "atipica" per gli standard dell'epoca, verso la quale il protagonista svilupperà un sentimento contorto e possessivo, assoluto ma anche malato, a lungo andare malsano...

Un rapporto, quello tra il potente Reynolds Woodcock, lo stilista più famoso d'Inghilterra, e la giovane ma determinata cameriera Alma (un'eccellente Vicky Krieps), che ricorda parecchio quello tra Lancaster Dodd e Freddie Quell in The Master, anch'esso improntato su una passione reciproca, smodata e distruttiva, basata sull'emotività e sullo scontro, su feroci pulsioni sanguigne intervallate da attimi di nervosa quiete, preludio a nuove, frequenti tempeste. Un amore insano, folle, che stravolge la dorata ordinarietà di Reynolds e lo trascina in un tunnel senza fine, portandolo (quasi) alla pazzia. Il filo nascosto del titolo è quello che lega due persone apparentemente agli antipodi per indole, carisma, età, estrazione sociale, eppure attratte morbosamente l'una dall'altra. Reynolds e Alma sono due corpi che si inseguono senza mai trovarsi, due individui inscindibili eppure inconsapevoli della loro dipendenza.

Nella figura di Reynolds, uomo metodico e arcigno, scapolo impenitente, indissolubilmente legato alla sorella Cyril (Lesley Manville, anche lei bravissima) che le fa in pratica da seconda madre (la prima, quella vera, è morta da anni, lasciando nel figlio un trauma impossibile da elaborare) lo spettatore può constatare l'impotenza nel (non) riuscire a mantenere una razionalità salvifica nelle relazioni amorose, devastanti verso chi è abituato (o pensa di esserlo) a mantenere sotto controllo tutta la sua vita.

Il filo nascosto è, allo stesso tempo, un grande melò appassionato e un thriller di stampo hitchcokiano (come non pensare a Rebecca, la prima moglie, con particolare riferimento alla figura di Alma), che dissemina tra le pieghe del racconto indizi subliminali e significativi (come i messaggi che il sarto Reynolds infila tra le pieghe degli abiti che confeziona). Pellicola ambigua, destabilizzante, maniacale e perfezionista, che ti obbliga a riflettere sulla forza dell'amore, su quanto valga la pena mettersi in gioco, sull'impotenza della razionalità e la paura della perdita del proprio individualismo di fronte a un qualcosa di più grande, che non si può far finta di ignorare. Oppure, più banalmente, un film meraviglioso per occhi, cuore e cervello, che sarebbe un delitto perdere... non fosse altro che per rifarsi gli occhi con i costumi tra i più belli che avete mai avuto modo di vedere al cinema.

16 commenti:

  1. Phantom Thread è sia la risposta diretta a The Master (“Prendi il controllo della tua vita” e Reynolds l’ha fatto) sia l’altra faccia de Il Petroliere (Plainview non aveva bisogno di nessuno, era un magma incandescente in grado di sotterrare e riplasmare tutto, mentre qui è un uomo fragile, apparentemente forte, che senza sorella, muse e sarte non potrebbe continuare con il suo “gioco” che è la sua vita). È di una bellezza così suprema da essere già un classico. E poi a una seconda visione, almeno per me, si è rivelato essere squisitamente divertente.

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    1. Verissimo. Un film che prosegue un discorso coerente con le opere che hai appena citato. P.T. Anderson, a mio personale giudizio, è al momento il più grande regista vivente in rapporto alla sua produzione (seguito da Larraìn). La classicità delle sue opere diventa qualcosa di maestoso, unico.

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  2. Quando esce un suo film per me è sempre una festa. Uno dei pochi registi di che possono ancora essere definiti di culto. Purtroppo questo weekend non potrò andare al cinema, ma non vedo l'ora.

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    1. E' "semplicemente" un grande regista, il migliore della sua generazione. La definizione "di culto" è riduttiva, nel senso che spesso i registi di culto vengono associati a un film (o qualche film) in particolare. La produzione di Anderson è invece tutta di altissimo livello. Vai a vederlo, poi mi fai sapere!

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  3. Assolutamente impeccabile nella confezione, precisione quasi maniacale dei dettagli. Sinceramente ho fatto un po' fatica ed entrare nei personaggi, ma probabilmente è un fatto caratteriale. Non l'ho trovato travolgente nel comunicare i sentimemti. Fermo restando che si parla comunque di cinema di altissimo livello. Me ne rendo conto.
    Buona domenica.
    Mauro

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    1. E' il primo film di Anderson che vedi, Mauro? Poi se vuoi ne parliamo con calma... certo non è un autore facile, me ne rendo conto. Ma mi fa piacere che riconosci in ogni caso la qualtà eccelsa del film. Ne riparliamo!

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  4. sono totalmente d'accordo con la tua recensione e sono davvero contento che questo film stia piacendo così tanto, soprattutto agli appassionati.. credo davvero che PTA si sia superato, questa volta, facendo davvero un grande regalo alla settima arte!!
    per il resto: come te confido sul fatto che DDL non mantenga la parola e torni presto a recitare!!

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    1. E' quello che speriamo tutti... non seguo il gossip e ignoro le ragioni che lo abbiano spinto al ritiro, ma sarebbe davvero una perdita enorme per tutti gli appassionati di cinema. E non solo: dalle prime rilevazioni sugli incassi pare che il film stia andando molto bene, e la cosa non può che farmi piacere!

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  5. Grande film, con un immenso DDL. Che, per quanto mi riguarda, potrebbe tranquillamente portarsi a casa il 4° (ed ultimo) Oscar.

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    1. Se non ci fosse un altrettanto immenso Gary Oldman di sicuro! :)A me è piaciuto moltissimo, gran filmone e mi e sorprende che sotto l'alone di'zuccherosità' si nasconda uno stile hitchockiano!

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    2. Sarà una dura lotta. Prima di vedere il film di PTA avrei detto che l'oscar era di Oldman, poi ho visto DDL... e per me gli altri tre possono andare a casa. (anche se non ho visto il film di Denzellone. Ma in Italia è uscito ?)

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    3. Penso anch'io che quest'anno vincerà Oldman (che non l'ha mai vinto, tra l'altro). Ma ultimamente l'Academy ci riserva sempre qualche sorpresa: e certo insignire Daniel Day-Lewis per il suo ultimo film sarebbe un bel colpo di teatro...

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  6. Come sai, l'ho molto patito. Ma alla distanza esce senza dubbio un grande, grande film.

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    1. Esattamente. Va preso nel modo e nella misura giusti. Come tutti i (grandi) film di Anderson.

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