martedì 30 gennaio 2018

CHIAMAMI COL TUO NOME

(Call me by your name)
regia: Luca Guadagnino (Usa/Francia/Italia, 2017)
cast: Timothèe Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar, Esther Garrel, Victoire Du Bois
sceneggiatura: James Ivory
fotografia: Sayombhu Mukdeeprom
scenografia: Samuel Deshors
montaggio: Walter Fasano
musiche: Sufjan Stevens
durata: 132 minuti
giudizio:

trama:  1983. Come ogni estate il diciassettenne Elio trascorre le vacanze nella cascina di famiglia, nei dintorni di Crema. Il padre, professore universitario, ogni anno ospita uno studente straniero per aiutarlo nella tesi di dottorato. L'arrivo del venticinquenne Oliver, aitante ragazzo americano, sconvolgerà la vita di Elio, che se ne innamorerà perdutamente... 


dico la mia:  Se me lo avessero detto, giuro, non ci avrei creduto: un film del genere diretto da Luca Guadagnino e sceneggiato da James Ivory proprio non mi pareva possibile... sì, da una parte il regista di Io sono l'amore e A bigger splash (due film entrambi basati sull'impossibilità di amare: l'amore represso e soffocato del primo, l'amore malsano e distruttivo del secondo), dall'altra l'autore raffinato di Quel che resta del giorno, il suo film più famoso, anch'esso caratterizzato dalla passione nascosta, strozzata dall'orgoglio e dalla paura di esporsi. E invece in Chiamami col tuo nome tutto è alla luce del sole: è una pellicola di incredibile coinvolgimento emotivo, dove i sentimenti e le pulsioni affettive sono dirompenti, totalizzanti, destinate ad esplodere nel modo più naturale...

Chiamami col tuo nome è un ritratto clamorosamente efficace dell'amore assoluto, primordiale, grezzo, purissimo: si parla del primo amore, quello che non ti fa dormire la notte, quello che ti fa saltare i pasti, ti stringe lo stomaco e ti fa battere il cuore all'impazzata. Quello che viene prima ancora del sesso, perchè a diciassette anni quando sei innamorato per la prima volta, per prima cosa ti tremano le gambe dalla paura... piccolo particolare, non di poco conto: si parla di un amore omosessuale, e sarebbe ipocrita sostenere che "non fa differenza" per chi vede il film. La fa eccome: il tonico e affascinante Oliver, marcantonio arrivato da oltreoceano per passare le vacanze in una cascina della bassa lombarda, sa bene che nell'America di Reagan (il film è ambientato nel 1983) dichiararsi gay non è la cosa più semplice di questo mondo. E' lui che per primo si dimostra scettico nel vivere quello che sta vivendo, a dispetto di tutto.

Ed ecco che allora riconosciamo davvero Luca Guadagnino: anche qui c'è un amore che sfida le convenzioni sociali ed è apparentemente "impossibile". Eppure, in questo afoso e stordente lembo di terra padana (ben prima che arrivassero Bossi e Salvini, ma comunque ancora permeato da rigide convenzioni religiose) due ragazzi vivono il loro stand by me, un'estate che ricorderanno per sempre.

Ed è qui che il quasi novantenne (!) Ivory compie il miracolo, adattando con una partitura sorprendentemente "giovane" e fresca il romanzo omonimo di Andrè Aciman, bilanciando alla perfezione lo spirito e la carne, il sentimento assoluto, genuino, e la passione selvaggia che si instaura tra i due ragazzi: tutto il film è un gioco di sguardi, carezze, ammiccamenti, sotterfugi, prodromici a ciò che si rivelerà inevitabile, ovvero l'unione di due cuori e di due corpi, con la massima naturalezza possibile. E poi c'è anche un film dentro al film, forse la parte più bella e delicata: mentre Oliver, ormai adulto, è consapevole dalla propria sessualità, per l'adolescente Elio quest'estate così "particolare" rappresenterà la scoperta e l'accettazione delle proprie pulsioni, fortunatamente condivisa da una famiglia aperta e progressista (sì, ne esistono ancora pare dirci Guadagnino... in aperta sfida a tutti i rigurgiti razzisti cui assistiamo ancora oggi).

E alla fine è miracoloso anche il film, sempre incredibilmente in equilibrio tra commedia e sentimento, e soprattutto senza mai oltrepassare il limite del buon gusto nel rappresentare il climax emotivo di una relazione così appassionata, senza mai scadere nel ridicolo, concedendosi perfino qualche ingenuità di fondo superata alla grande grazie a due attori (in special modo il giovane Timothèe Chalamet) davvero in stato di grazia (come nell'ormai celeberrima scena della pesca - che comunque non vi spoilero, ma solo perchè merita di essere vista - dove il rischio di ilarità da parte del pubblico era davvero enorme).

Chiamami col tuo nome è un'opera profonda e sincera, senza alcun manierismo inutile. Certo ha dei difetti oggettivi, nemmeno troppo nascosti: qualche lungaggine di troppo (specie nella prima parte), qualche situazione poco credibile (il ragazzone americano che gioca a scopa con i vecchietti del bar), qualche inquadratura un po' velleitaria e cartolinesca, eppure nessuno ci fa caso, coinvolti come siamo da una messinscena così poetica e travolgente, un vero e proprio inno alla bellezza. Un'estate indimenticabile, magica, raccontata con altrettanta passione e altrettanto amore per il cinema: è infatti impossibile per i cinefili non "giocare" a riconoscere qualche parallelismo più o meno spontaneo con altre pellicole a tema (ci sono echi di Io ballo da sola di Bertolucci, del già menzionato Stand by me, e per quanto mi riguarda c'è una scena in particolare - quando Elio chiede a Oliver di regalargli la sua camicia - che non può non ricordare lo straziante finale di Brokeback Mountain, con Heath Ledger che stringe al petto la camicia del compagno defunto Jake Gyllenhaal...)


Un grande film però è fatto anche di grandi interpretazioni: quella del sorprendente Armie Hammer, finalmente valorizzato da un ruolo all'altezza; quella di Michael Stuhlbarg (il padre di Elio) il cui monologo al figlio nel pre-finale è già entrato nel cuore degli spettatori, e ovviamente su tutte la performance del giovane protagonista, Timothèe Chalamet, una di quelle che non si dimenticano. Vi avverto, non andate via prima della fine: il suo pianto pudico e innocente, silenzioso, trattenuto, con le lacrime che gli rigano la faccia mentre sfumano i titoli di coda... beh, da sole valgono il prezzo del biglietto. E forse anche un Oscar...


24 commenti:

  1. Quello che non sono riuscita a spiegare io l'hai scritto tu. Bellissimo film e bellissima recensione!

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    1. Grazie... eppure la tua mi era piaciuta molto, molto di più! (e giuro che non è piaggeria, l'ho pure condivisa!)

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  2. Quanto calore in questo film, quante emozioni! Guadagnino ancora una volta mi dimostra come sa far sentire l'estate addosso, e la passione. Qui, poi, più che mai.
    Con un po' di titubanze, ma il romanzo di Aciman vorrei leggerlo lo stesso, per sentire ancora più vicini Elio e Oliver.

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    1. Sì, lo leggerò anch'io prima o poi. Però, anche non avendolo letto, devo dire che Ivory ha compiuto un mezzo miracolo nell'adattarlo per il cinema. E' una delle cose che più mi hanno colpito.

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  3. Bellissimo, elegante, delicato, emozionante, pudico e sensuale. Timothèe Chalamet è una meraviglia..

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    1. Non so se Chalamet diventerà una star (il successo dipende da tanti fattori, non solo dalla bravura) ma certo ha un talento immenso. Meriterebbe l'oscar solo per gli ultimi cinque minuti del film, e sono certo di non esagerare!)

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  4. Onestamente? Tutto questo miracolo non sono riuscito a trovarcelo...

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    1. Apprezzo l'onestà. Però non sono d'accordo :) Forse è sbagliato parlare di "miracolo", e di sicuro non è un film "perfetto" (ha dei difetti evidenti, e l'ho scritto). Però la forza emotiva di questa pellicola è travolgente, in pochi, pochissimi riescono a raccontare l'Amore nel senso più ampio come ha fatto Guadagnino. Mi ha colpito tantissimo.

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  5. Solo recensioni positive o quasi per questo film, commenti pressoché unanimi. La critica lo esalta. Lo vedrò presto, non posso farne a meno!
    Buona giornata e buon lavoro.
    Mauro

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    1. Ti dico una cosa Mauro: all'inizio ero molto scettico perchè la nostra critica è notoriamente specializzata in uno sport che da noi fa tantissimi proseliti, ovvero il salto sul carro del vincitore. Insomma, dopo aver fischiato e maltrattato i film precedenti di Guadagnino ("Io sono l'amore" e "A bigger splash") all'improvviso la stragrande maggioranza delle recensioni sono entusiaste... si dice che a pensare si fa peccato ma spesso ci si indovina. E invece, incredibile ma vero, gli elogi ci stanno tutti: è un grandissimo film!

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  6. Mi associo a Jean Jacques. Un buon film, autentico e raffinato allo stesso tempo; l'ho apprezzato ma (come ho cercato di spiegare) ci sono un paio di aspetti che non mi hanno pienamente convinto: alcune lungaggini e il discorso del padre, che ho trovato inizialmente commovente, ma da un certo punto in avanti talmente nobile ed elevato da risultare inverosimile.

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    1. Le lungaggini ci sono, e l'ho scritto (del resto sono evidenti). Però non condivido la critica sul monologo del padre: non è inverosimile, o quantomeno quelle parole sono volute, necessarie al film. Il regista (per me) vuol farci riflettere sul fatto che la paura del "diverso" e i rigurgiti razzisti della società sono in gran parte dettati dall'ignoranza. Non a caso il padre di Elio è un colto professore universitario che capisce il figlio e prende atto delle sue tendenze sessuali. E', come dire, un discorso volutamente simbolico, una lezione di civiltà verso il pubblico.

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    2. Sul discorso "simbolico" ti seguo ed è ovviamente da ammirare e sottoscrivere in toto. Calandosi però negli eventi raccontati e considerata l'età di Elio, ci vuole un padre non dalle vedute larghe, ma infinite...

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  7. Sarà che sono di parte, sarà che sono di quelle parti ;) ma vedere le mie terre, questa storia e questi personaggi... mi sono commossa! E' l'unico commento "critico" che riesco a fare!

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    1. E' un bellissimo commento... e capisco perfettamente la tua emozione! <3

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  8. Io sono una di quelle donnacce che ha riso durante la scena della pesca e pensavo a tutti quelli che si sono lamentati delle stranezze di Madre!... mah.
    A parte questo, film splendido, un po' troppo "snob" ma comunque coinvolgente e persino commovente all'ultimo.

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    1. Ma sì, si può anche ridere di quella scena... ;) però ci tenevo a dire che non è ridicola. Anch'io mi sono commosso, e anch'io lo trovo un po' "snob", ma nel senso buono: nel senso, cioè, che merita di essere visto da chi ha gli occhi per guardarlo nel modo giusto.

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  9. Un post come al solito profondo e non banale per un film che, nonostante la cornice ed il ritmo, mi ha colpito proprio per la sua sincerità nel raccontare l'estate che ognuno di noi dovrebbe vivere almeno una volta nella vita, e che trova il compimento nel confronto con il padre nel finale.

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    1. Esatto. Un film assolutamente sincero e capace di mettere in scena l' "Amore" (con la "A" maiuscola). Sembra banale, ma non lo è affatto.

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  10. ne ho parlato anch'io dalle mie parti, proprio qualche ora fa, mi è piaciuto tantissimo :)

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  11. La scena della camicia non è un richiamo al film di Ang Lee ma la scena è descritta anche nello splendido romanzo di André Aciman

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    1. Ciò che ho scritto è quello a cui ho pensato io: vedendo quella scena la mia mente è corsa subito a Brokeback Mountain...

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  12. Caspita! la tua recensione è talmente bella che se non lo avessi visto mi avrebbe certamente convinta a farlo. Ed è forse la prima volta in cui non siamo d'accordo. Chissà perché proprio non l'ho amato io sto film, mi ha lasciato pochissimo, nonostante le buone intenzioni del regista e trovo eccessiva la sua candidatura.

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    1. Succede... che mondo sarebbe se fossimo sempre d'accodo? ;)
      A parte gli scherzi, aldilà dei premi che vincerà o meno, a me è piaciuto perchè mi ha emozionato e fatto gioire, soffrire, divertire, appassionare. E' un concentrato di emozioni questo film, e quindi strettamente soggettivo. Quindi ogni giudizio è lecito, ci mancherebbe.
      Grazie per i complimenti! <3

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