sabato 18 marzo 2017

LA LUCE SUGLI OCEANI

(The light between oceans)
regia: Derek Cianfrance (Usa, 2016)
cast: Michael Fassbender, Alicia Vikander, Rachel Weisz, Caren Pistorius, Florence Clery
sceneggiatura: Derek Cianfrance
fotografia: Adam Arkapaw
scenografia: Sophie Nash
montaggio: Jim Helton, Ron Patane
musica: Alexandre Desplat
durata: 132 minuti
giudizio: 

trama:  Una coppia sterile "adotta" segretamente (e illegalmente) una bambina abbandonata, trovata, insieme a un uomo morto, dentro una barca arenatasi sotto al faro in cui vivono. La bambina diventerà la loro luce e unica ragione di vita, ma quando dopo qualche anno la madre naturale si farà viva reclamando la piccola, le cose si complicheranno terribilmente...   


dico la mia:  Derek Cianfrance, parere personalissimo, si conferma come uno dei giovani registi più sopravvalutati degli ultimi anni: l'avevo sospettato in Blue Valentine, me ne ero (quasi) convinto in Come un tuono, ne ho adesso l'assoluta certezza con questo La luce sugli oceani, melodrammone iper-classico, pesante come un macigno, presentato inopinatamente in concorso all'ultima Mostra di Venezia come richiamo per le allodole per il pubblico di massa, potendo annoverare tra i suoi interpreti la coppia più affascinante e glamour del momento, ovvero Michael Fassbender e Alicia Vikander, compagni anche nella vita e "sponsor ufficiali" della pellicola.

Una pellicola il cui unico merito, diciamolo subito, è quello di non cadere nel ridicolo involontario nonostante una trama assurda, personaggi tagliati con l'accetta in pieno stile anni '20 (cui il film vorrebbe rendere omaggio) e le ridondanti musiche di Alexander Desplat, esaltate dal dolby surround... Cianfrance se frega altamente del kitch e lo porta agli eccessi facendolo risultare perfino godibile, ma a differenza, per esempio, di un Baz Luhrmann, non riesce mai ad elevarlo a protagonista assoluto: il principale difetto di Cianfrance (come nelle già citate pellicole precedenti) è infatti quello di confezionare film durissimi e tristi, manichei, desolanti come trama e ambientazione, dove però il dolore vero rimane sempre in superficie, senza mai riuscire a toccarti le corde sensibili dell'anima.

Eppure questa volta il tema trattato era serio e importante, quello del diritto/dovere di essere madri: a chi appartengono i figli, a chi li cresce o a chi li mette al mondo? E come comportarsi di fronte al fatto compiuto, facendo finta di nulla oppure raccontando la verità al piccolo? Domande impegnative che presupporrebbero uno svolgimento focalizzato su questi profondissimi temi. Invece Cianfrance non trova nient'altro di meglio che sbattere il dolore in prima pagina, limitandosi a edulcorare la visione senza mai approfondire davvero i drammi umani delle tre figure principali, restituendoci un film opprimente e tragico, che sparge dolore a piene mani ma che finisce più per annoiare piuttosto che sconvolgere.

Non giova neppure la recitazione eccessivamente classica e impostata dei protagonisti (in special modo Fassbender) che non danno mai la sensazione di naturalezza: solo Rachel Weisz riesce, seppur a tratti, a sciogliere i cuori del pubblico nel ruolo di una madre disperata ma risoluta, ma la sua resta comunque una performance artefatta, scollegata dal contesto, un corpo estraneo in un lungometraggio che non appassiona e non indigna, rigoroso fino al punto di annoiare, perfetto nella ricostruzione storica e artistica ma trattenuto nei sentimenti e e nel coinvolgimento. Cosa che, per un melodramma, equivale al peccato mortale.

8 commenti:

  1. A me è parso invece un grande melodramma romantico, per nulla pesante o lento.
    Anzi, il miglior Cianfrance, a mio parere.

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    1. Il migliore... in una filmografia che, lo ripeto, a mio giudizio è tutt'altro che memorabile. O forse sono io che ultimamente ho problemi con il melodramma: è possibile ;)

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  2. Aho, c'avrai raggione te... però a noi femminucce questi film ci garbano troppo, che ce possiamo fà! E poi c'è anche Fassy, figurati! :D :D

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    1. Come posso ribattere a un commento così tecnico e circostanziato... ;) ;) ;)

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  3. Mi sa di melodramma superpeso, non è il mio genere... lo vedrei solo per i due attori! Sicuro non al cinema. recupererò più in là ;)

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    1. Ovvio, ci si va per i due attori. Penso che senza Fassy e compagna a Venezia non l'avrebbero mai preso (almeno nel concorso principale). Però i grandi attori spesso sono un valore aggiunto al film, lo fanno decollare o lo rendono interessante. In questo caso, direi, nessuna delle due.

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  4. Mi è parso meno terribile di come tutti ne parlavano. Forse non era da concorso ma quest'anno abbiamo visto ben di peggio!

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    1. Certo, al peggio non c'è mai fine... e di sicuro non era da concorso (o almeno, la ragione per cui ci è stato messo è evidente). Quello che non mi spiego è questa aura da cineasta "cult" che si è guadagnato Cianfrance, a mio parere del tutto immotivata.

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