sabato 11 marzo 2017

IL DIRITTO DI CONTARE

(Hidden Figures)
regia: Theodore Melfi (Usa, 2016)
cast: Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monae, Kevin Costner, Kirsten Dunst, Mahershala Ali
sceneggiatura: Theodore Melfi, Allison Schroeder
fotografia: Mandy Walker
scenografia: Stephanie Carrol
montaggio: Peter Teschner
musica: Pharrell Williams, Hans Zimmer, Benjamin Wallfish
durata: 127 minuti
giudizio: 

trama:  Stati Uniti, fine anni '60: tre donne di colore, esperte in ingegneria e matematica, vengono assunte dalla NASA per dare man forte agli scienziati americani durante la "corsa allo spazio". Il loro contributo sarà determinante per mandare in orbita il primo satellite a stelle e strisce, ma dovranno lottare parecchio per veder riconosciuto il loro ruolo in un Paese dove il colore della pelle è ancora oggetto di discriminazioni.


dico la mia:  Racconta una storia vera Il diritto di contare, anche se, al solito, non sappiamo quanto romanzata e quanto edulcorata dalla produzione hollywoodiana: la storia è quella di tre menti brillantissime, Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson (interpretate rispettivamente da Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monae) che negli anni della guerra fredda e della corsa alla conquista dello spazio ebbero un ruolo determinante nell'inviare in orbita l'astronauta John Glenn, primo americano a guardare la Terra dall'alto... le tre ragazze riuscirono ad affermarsi e passare alla storia combattendo contro un duplice pregiudizio: quello di essere donne e per giunta di colore, in una società (quella statunitense degli anni '50) che certo non rendeva loro vita facile.

Erano infatti gli anni in cui negli stati segregazionisti (come la Virginia, dove è ambientato il film) le persone dalla pelle scura subivano un trattamento molto simile all' apartheid  sudafricano: ghettizzate quasi ovunque, avevano bagni e mense riservate, posti stabiliti sugli autobus, limitazioni nei diritti civili, nelle cariche pubbliche, negli studi.

Il regista Theodore Melfi, consapevole di affrontare una tematica non certo nuova da questo punto di vista, sceglie di dividere il suo film in due parti ben distinte, raccontando, appunto, da un lato la dura lotta delle tre protagoniste per la conquista delle pari opportunità, dall'altro la cronaca, i preparativi, gli imprevisti, l'ansia, i facili entusiasmi e le repentine delusioni della spedizione nello spazio. Peccato però che il risultato finale, seppur dignitoso, non riesca ed elevare oltre lo standard da classico drammone hollywoodiano una vicenda così interessante e davvero poco nota, in parte banalizzata da una costruzione piatta e tipicamente nazional-popolare, anche se (per fortuna!) con la retorica entro i livelli di guardia.

Vedendo Il diritto di contare la mente mi è corsa ad un bellissimo film russo di qualche anno fa, presentato in concorso alla Mostra di Venezia del 2008: si chiamava Soldati di carta (Bumaznyi Soldat, in originale) del regista Aleksey German jr, purtroppo mai uscito in Italia. Il film raccontava lo stesso tema, quello della conquista dello spazio, visto però dalla parte "avversaria", cioè quella sovietica: i toni erano molto più drammatici e dilatati, e il coinvolgimento emotivo decisamente più stringente per lo spettatore. Anche lì si parlava di esaltazione politica e razzismo strisciante (quello verso i poveracci delle campagne, i contadini, i derelitti dispersi nelle sterminate e gelide lande della Grande Madre Russia) mettendo in risalto il prezzo da pagare alla follia della guerra fredda: i futuri cosmonauti venivano usati come cavie umane all'interno di veicoli pericolosissimi e rudimentali, che spesso esplodevano e si incendiavano con conseguenze nefaste per i loro piloti (che, appunto, bruciavano come fossero carta...)

Il film di Melfi invece, seppur interessante nella ricostruzione storica, non riesce (quasi) mai ad emozionare davvero, pagando il prezzo di logiche commerciali e politiche che finiscono con lo svilire le potenzialità di una storia altrimenti bellissima. Un film, insomma, più importante che bello, impreziosito da un trio di attrici bravissime e da comprimari di lusso (Kevin Costner e Kirsten Dunst), che però si limita a mostrare gli eventi descritti nel modo più conforme possibile e del tutto privo di pathos, senza alcun guizzo di originalità.

Intendiamoci, Il diritto di contare è un film che non ha nulla di sbagliato: regia diligente, ottime interpretazioni (come detto), efficace uso di costumi, musiche e scenografie, buon ritmo e una sceneggiatura che tiene a freno la melensaggine. Però, a mio modesto parere, la vicenda di queste persone umili e coraggiose che, lavorando nell'ombra e senza alcun riconoscimento (autentiche Figure nascoste, come recita il titolo originale) ebbero un ruolo importantissimo nella storia americana recente. meritava uno sviluppo e un trattamento ben diverso dall'elegante ordinarietà   imposta dallo star-system. Ma è anche vero che forse, senza i soldi di Hollywood, questa storia non sarebbe mai stata raccontata... e allora, dopotutto, va bene anche così.
 

10 commenti:

  1. Un film onesto, pulito, da artigianato alto.
    Io me lo sono proprio goduto, con tutti i suoi limiti.

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    1. Sono d'accordo: le tre stelle ci stanno, film godibile che si fa apprezzare soprattutto per la storia che racconta

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  2. Visto ieri sera: al contrario di tr mi sono emozionata, divertita e pure incazzata

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    1. Il film, come ho scritto, non ha nulla di sbagliato: racconta una bella storia, è ben recitato, tecnicamente validissimo. Però è anche molto prevedibile nella struttura, anche l'indignazione è un po' a comando... ma, ripeto, sono difetti che comunque non inficiano una pellicola ampiamente sufficiente

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  3. Su Il diritto di contare avevo pochi dubbi che fosse come hai scritto, ma ora mi hai messo una gran voglia di vedere il film russo!

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    1. Eh, guarda: è un vero peccato che non sia mai uscito un Italia. E' uno di quei che purtroppo vedi solo ai festival e che non trovano mai uno straccio di distribuzione. Spero solo che oggi la tecnologia, internet, lo streaming ne permettano il recupero. Io non ci capisco niente, però se riesci a trovarlo guardalo perchè ne vale assolutamente la pena!

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  4. Ma quanto è invecchiata Kirsten Dunst????? Pare mi' zia! ;)

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    1. Eh... il suo vizio di entrare e uscire dalle "rehab" certo non l'aiuta!! ;)

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  5. Concordo! Nulla di mai visto, stile molto tipico, però ben fatto e assolutamente godibile :)

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    1. Infatti: lungi da me l'idea di far passare per sbagliato o disprezzabile l' "artigianato onesto" come lo chiama Ford... film godibilissimo e utile, nelle giuste proporzioni :)

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