sabato 18 febbraio 2017

MOONLIGHT

(id.)
regia: Barry Jenkins (Usa, 2016)
cast: Trevante Rhodes, Andrè Holland, Mahershala Ali, Janelle Monàe, Naomie Harris
sceneggiatura: Barry Jenkins 
fotografia: James Laxton
scenografia: Hannah Beachler
montaggio: Joi McMillon, Nat Sanders
musica: Nicholas Britell
durata: 110 minuti
giudizio: 


trama:  Infanzia, adolescenza e maturità del giovane Chiron, ragazzo nero, omosessuale, cresciuto nell'inferno dei bassifondi di Miami in mezzo a droga, sporcizia, violenza, e una famiglia disastrata. Grazie all'aiuto del suo unico amico e di una coppia di spacciatori, riuscirà a sopravvivere e accettare la propria sessualità     


dico la mia:  Abbandonato dal padre, cresciuto da una madre debole, drogata e assente, il piccolo Chiron si ritrova a combattere per la sopravvivenza nel terribile ghetto afroamericano di Miami, dove il fatto di essere nero e per giunta omosessuale certo non aiuta...

Detta così, la storia raccontata da Moonlight potrebbe sembrare l'ennesimo racconto di formazione tipicamente indie, edulcorato e politicamente corretto, infarcito di tutti i clichè possibili e immaginabili, onesto ma anche poco interessante. E in effetti la prima impressione che si ha è proprio quella di un copione già visto, un manierismo di facciata che fatìca a convincere il pubblico. Invece (miracolo!) proseguendo nella visione il film comincia piano piano a trovare la giusta misura, quel buon mix di sentimentalismo e genuinità capace di convincerci della correttezza dell'operazione, della consapevolezza di trovarci davanti non a un capolavoro ma a un buon prodotto medio che, senza speculare sul dolore, racconta con realismo e senza fronzoli uno spaccato di vita difficile.

Intendiamoci, Moonlight è un film che vive del suo contesto e dei suoi personaggi: la Miami "nascosta", sudicia, proletaria, fatta di strade buie e malfamate, quartieri difficili, dove per sopravvivere ci si affida al traffico di droga, unica vera fonte di guadagno per una fetta di popolazione invisibile al perbenismo... senza tutto questo, il film cadrebbe davvero nella scontatezza, rifacendo il verso a pellicole ben più autorevoli sulla scoperta e l'accettazione della propria omosessualità (penso a La vita di Adele o a I segreti di Brokeback Mountain, tanto per citare gli esempi più classici). La forza di Moonlight non sta tanto in quello che racconta, ma nel modo in cui lo vive il suo protagonista: una ragazzo di colore, cresciuto nei ghetti, timido e gay. Moonlight è il racconto di una sofferenza che non immagineresti fatta così, che ti colpisce per come il regista e sceneggiatore Barry Jenkins l'hanno saputa scrivere e portare sullo schermo.

I tre spezzoni in cui è diviso il film (infanzia, fanciullezza, età adulta, interpretati da tre attori diversi) descrivono un mondo fatto di oppressione e senza vie di fuga, dove soltanto l'amore da parte di pochissime persone (uno spacciatore che accetta di diventare una specie di padre putativo, un amico del cuore che capisce e comprende quello che non si riesce a dire a parole) consente a Chiron di uscire dal guscio e provare a vedere uno spiraglio nel cielo. E anche il film si salva in questo modo: Moonlight non racconta nulla di nuovo, ma colpisce al cuore proprio grazie alla bontà e alla semplicità della storia, nonchè dalla scelta (coraggiosa) di non alzare mai i toni e mantenere l'emotività e la componente drammatica sempre entro i limiti, senza abbandonarsi mai al pietismo.

Un film semplice, efficace, poco innovativo ma capace di commuovere con la delicatezza di una scrittura lieve e poetica, che regala attimi di grande intensità, come la scena del "battesimo del mare" di Chiron, oppure la scoperta delle sue tendenze sessuali nel caos di un campetto di calcio, insieme ad una ghenga di altri bambini vocianti (ingenui, e quindi a loro modo spietati). Le otto candidature all'Oscar sono forse esagerate, ma Moonlight resta comunque una pellicola degnissima di visione, da affrontare a cuore aperto.

18 commenti:

  1. Forse è troppo lontano da noi, come contesto, dico, per piacerci davvero. Perché noto che la critica americana lo adora, ma gli italiani sono emozionati sì, ma sempre un po' frenati. E' l'unico in gara a mancarmi: recupererò, spero, nel fine settimana. Già Manchester by the sea mi ha messo a dura prova, e metti che succede lo stesso qui? No, il mio corazòn si deve riprendere. :)

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    1. Guarda, vado un po' controcorrente ma tra i due ho preferito questo: "Manchester by the sea" si regge sulle interpretazioni degli attori ma è una mattonata allucinante (scusa il linguaggio poco tecnico ma... ci siamo capiti!). Questo è un film un po' stereotipato ma certamente onesto, che riesce pure ad emozionare nel finale. Non mi è dispiaciuto affatto.

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    2. Visto ieri. Bello, delicatissimo. Fin troppo? Manca non so cosa, ma mi è piaciuto. Manchester by the sea mi ha bucato lo stomaco e, per ragioni personali, l'ho sentito molto vicino. Mattonato non l'ho trovato, perché c'è anche una leggera ironia che smorza i toni. Invano, tiferò per Lonergan. :)

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    3. Domanda seria (e non provocatoria, giuro!) : ma in quale scena di "Manchester" hai visto l'ironia???

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  2. Delicato e per nulla retorico, fotografia splendida. A me è piaciuto molto, nella sua semplicità :)

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    1. Un po' didascalico nella prima parte, ma tutto sommato un buon film. Forse otto nomination sono esagerate, ma nel complesso dignitosissimo

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  3. Bel film, intimista e sofferto, così diverso dalle consuete e violente storie "gangsta" che si vedono sugli schermi. Bravissimi gli attori, agli oscar farò il tifo per loro

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  4. Penso che questo e Manchester saranno le prime visioni della settimana prossima: le aspettative sono alte. Speriamo bene.

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    1. Guarda, a me "Manchester by the sea" ha parzialmente deluso: ne parlerò ormai dopo gli oscar perchè prima non ce la faccio, ma sono curioso di conoscere la tua opinione. Questo è un film certo non originalissimo ma comunque genuino e scorrevole, l'altro si regge su attori straordinari ma, nel complesso, è una mazzata (eccessivamente pesante per me, ma è solo la mia impressione a caldo). Ci sentiamo!

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  5. Oggi dovevo scegliere e ho scelto "Manchester by the sea", non credo di aver fatto male, ma spero di recuperarlo comunque in settimana, prima degli Oscar.

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    1. "Manchester by the sea" non è male, assolutamente. Però, ecco... onestamente non lo rivedrei!!

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  6. Sì, la pensiamo davvero allo stesso modo, anche se a me, quella malinconia, è arrivata tutta il giorno, ripensando a quel finale, alla storia nel suo complesso.
    Lo vedo, ovviamente, come un pregio.

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  7. Io Manchester By the Sea l'ho perso al cinema, e Moonlight se riesco andrò a vederlo mercoledì, anche se temo di addormentarmi causa turno del mattino (e infatti non sto andando al cinema ci sto andando pochissimo e sono indietro con i film, perdendomi il film di Lonergan...) -_-

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    1. Sono due film abbastanza "scorrevoli", non penso che rischi di addormentarti... almeno spero! :) anche se il film di Lonergan, come ripeto, è di una pesantezza bestiale. Ma ne riparleremo quando scriverò la recensione (a questo punto la prox settimana)

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  8. L'ho visto da poco e non mi è piaciuto affatto, noioso, di una semplicità che è quasi povertà narrativa.
    Mi aspettavo mooolto di più :(

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    1. Che la sceneggiatura non sia il piatto forte del film è innegabile, lo abbiamo detto un po' tutti... io però ho apprezzato la grande umanità del film e la sincerità dei personaggi. Non mi è parso noioso, anche perchè c'è una separazione netta tra le tre parti in cui è diviso che permette a chi guarda di "resettare". mi è parso molto, molto più pesante "Manchester by the sea", ma so che non la pensi così ;)

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