martedì 7 febbraio 2017

LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE

(Hacksaw Ridge)
regia: Mel Gibson (Usa, 2016)
cast: Andrew Garfield, Vince Vaughn, Sam Worthington, Hugo Weaving
sceneggiatura: Andrew Knight, Robert Schenkkan 
fotografia: Simon Duggan
scenografia: Barry Robison
montaggio: John Gilbert
musica: Rupert Gregson-Williams
durata: 139 minuti
giudizio: 


trama:  Nel 1942 il 23enne Desmond T. Doss si arruola nell'esercito americano nonostante la sua religione (avventista) gli impedisca di toccare qualsiasi tipo di arma. Spedito sul fronte giapponese come assistente medico, riuscirà a salvare 75 commilitoni senza mai imbracciare il fucile, ricevendo per questo la Medaglia d'Onore del Governo degli Stati Uniti. 


dico la mia:  Mi dispiace, ma con me la pilatesca formula dell' "eticamente sbagliato, ma formalmente ineccepibile" non attacca. O meglio, non significa niente. Se un film è "eticamente sbagliato" resta comunque sbagliato, senza distinguo o precisazioni. Un po' come quelli che dicono "il fascismo fece ANCHE delle cose buone...", peccato che quelle "cose buone" fossero tutte finalizzate a uno scopo ignobile, che le vanificava completamente.

Per questo ritengo che La battaglia di Hacksaw Ridge sia un film da evitare a prescindere, pur riconoscendone i (pochi) meriti effettivi (una regìa solidissima e una perfezione tecnica quasi maniacale, dal montaggio, al trucco, al sonoro).

Lo è perchè non ha il minimo rispetto della dignità umana, perchè prende ipocritamente in giro lo spettatore spacciandosi per un film pacifista quando invece è esattamente l'opposto, lo è soprattutto perchè riflette in pieno, nella costruzione e nello spirito, l'indole del suo autore: Mel Gibson è un uomo sadico e oltranzista, fanatico religioso e fascista convinto, mai pentitosi del suo passato nonostante adesso si definisca "cambiato" e vada in giro con una barba folta e rassicurante da vecchio saggio.

L'ultimo film di Gibson risaliva a più di dieci anni fa (Apocalypto, del 2006), poi più nulla. In mezzo solo un passato da alcoolista, un arresto per percosse e insulti razzisti alla ex compagna, una denuncia per aver rivolto frasi antisemite a un agente di polizia e il conseguente ostracismo lavorativo...  poi la faticosa "rinascita", grazie all'amica di sempre Jodie Foster che gli offre il ruolo di protagonista in Mr. Beaver (2010) e la progressiva riabilitazione, conclusasi con il ritorno alla regìa, la trionfale accoglienza all'ultima Mostra di Venezia e le sei nomination all'Oscar. Ma sappiamo bene come vanno le cose a Hollywood, dove apprezzano molto più l'artista dell'uomo: Hacksaw Ridge è un film che ha funzionato benissimo al botteghino, e da quelle parti il potere dei soldi riabilita più di ogni altra cosa...

In realtà Hacksaw Ridge è una pellicola che riflette in pieno il fanatismo del suo regista, e c'erano pochi dubbi in proposito. Formalmente è la biografia di un certo Desmond T. Doss, un pacifista vero, obiettore di coscienza, che durante la seconda guerra mondiale si arruolò nell'esercito americano come portantino e salvò 75 commilitoni dalle linee nemiche senza mai imbracciare un'arma. La prima parte del film è la ricostruzione della difficile giovinezza del protagonista e la sua preparazione militare. Poi arriva la guerra vera e propria, sul fronte giapponese, dove il sadismo compiaciuto di Gibson degenera in un tripudio di sangue, cadaveri dilaniati, budella in vista, teste mozzate, topi che mangiano i morti e ogni altra possibile efferatezza, il tutto mostrato con orgiastica dovizia di particolari. Evidente, dunque, la contraddizione tra causa ed effetto: un film "pacifista" che mette in mostra, del tutto gratuitamente, la spasmodica eccitazione di un cineasta macellaio che si esalta alla vista del sangue.

Ma aldilà di quello che si vede sullo schermo, a disturbare è soprattutto l'ipocrisia di fondo del film: appare chiaro fin da subito che a Gibson nulla importa del pacifismo di Doss... anzi: lo stesso Doss viene più volte salvato dalla morte grazie ai commilitoni che uccidono i soldati nemici (e dunque in questo caso l'uso delle armi è più che giustificato) mentre i giapponesi, ovviamente, vengono dipinti come bestie assetate di sangue, spietati, sadici, che paiono divertirsi a massacrare i valorosi eroi a stelle e strisce, al solito (es)portatori di democrazia, e quando si mette male non esitano a fare harakiri dimostrando di non tenere neppure alla loro stessa vita...

Del resto, sullo stesso argomento, basterebbe solo confrontare questo film con il dittico Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima girato da Clint Eastwood (uno che, tanto per esser chiari, non nutre certo simpatie "di sinistra") per capire che il guerrafondaio Gibson non ha nè lo stile, nè il senso, nè il rispetto per la tragedia.

21 commenti:

  1. “Lettere da Iwo Jima” era un film migliore, ma Eastwood è un regista migliore di Gibson. Ho apprezzato il fatto che sia un film che trasuda 100% Gibson, con i suoi pro e i suoi tanti contro, però so anche che con i suoi film bisogna mettere in conto, retorica, Dio, personaggi monodimensionali e sangue.

    Non è detto che da spettatore debba condividere le motivazioni che spingono il protagonista o le idee di Gibson, però è anche vero che la parte che funziona del film è quella centrale, dove Doss è solo e disarmato, quello che anticipa e segue a questa porzione di film, è molto criticabile. Cheers!

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    1. Ma sai... io posso mettere in conto tutto quello che vuoi, ma questo non vuol dire che lo debba approvare per forza. Non ho problemi a dire che il film è tecnicamente valido, ma rivendico il diritto di considerarlo eticamente inaccettabile. Per me l'etica vale ben più di un movimento di macchina.

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  2. Secondo me, Kris, ti sei fatto condizionare, come dicevo dalle mie parti, dalla figura certo criticabile di Gibson: questo resta un film di guerra, per quanto incentrato sulla figura di Doss, e mi pare sensato che si mostri anche che i suoi compagni lo salvino con le armi - del resto, è la guerra - ed è bello anzi il confronto con lui, che salva senza usarne.
    Poi, certo, film come Lettere da Iwo Jima sono di un'altra categoria, ma la classe di Clint non è paragonabile allo stile da mano pesante di Gibson. Tutto questo senza contare che, secondo me, ci sono film di guerra decisamente più violenti di questo, e che da Fury a Salvate il soldato Ryan fino a Bastardi senza gloria ho visto cose ben peggiori.
    Che poi il pazzo Mel si tocchi pensando a certe cose, sono problemi suoi. ;)

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    1. Appunto: la "mano pesante" di Gibson riflette la sua personalità (ma, ovviamente, questa è una mia liberissima interpretazione). Mi pare un controsenso propagandare il pacifismo e mostrare gratuitamente e in maniera compiaciuta i dettagli più macabri. Poi, è vero, forse i film di Spielberg e Tarantino sono persino più efferati, ma calati in un contesto assolutamente diverso. In quei film non ho visto la retorica e il fanatismo di "Hacksaw Ridge". Parere mio, eh!

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  3. All'oscuro o quasi dell'indole di Gibson, ma apprezzando già in precedenza la sua regia, l'ho trovato un intrattenimento coinvolgente e ben fatto. Indipendentemente dalle idee di chi l'ha fatto, da cosa c'è dietro. Invidio la religiosità di Doss - quella di chi non si nasconde dietro un dito, ma passa dalla pratica all'atto, convinto ciecamente che qualcuno avrà cura di lui - e, da non fan del genere, non mi sono annoiato un attimo. Che poi Bertolucci e Polanski saranno dei maniaci sessuali, Casey Affleck è stato denunciato di recente da un'amante e ha l'Oscar a rischio... Ma sono cose da cui, personalmente, non mi lascio influenzare. Purtroppo, professionalità e morale non vanno d'accordo, pare. :)

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    1. Si, ma Bertolucci e Polanski non hanno mai riversato nei loro film le loro "distorsioni"... a me del privato di Gibson non importa molto: se ho scritto quelle cose è perchè mi pare evidente che, nel suo caso, il suo bigottismo religioso e l'esaltazione fanatica della razza si ripercuota pesantemente nei suoi film. Ovviamente nutro il massimo rispetto per Desmond Doss, pacifista vero, ma se uno guarda il film di Gibson tutto può pensare tranne che a un film contro la guerra. Anzi!

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  4. Mel Gibson... Sarò prevenuto, però conoscendo il personaggio non mi sorprendono le critiche che hai mosso. Per cui molto probabilmente mi asterrò, anche perché stanno uscendo film che mi ispirano molto di più.

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    1. Beh, sì... di sicuro in giro c'è di meglio!

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  5. Condivido il tuo pensiero anche stavolta. Tra Gibson e Eastwood c'è un abisso, e non solo come qualità artistica. Non ho visto il film ma le stesse cose credo si possano dire anche per La Passione di Cristo, che per (credente) fu come un pugno nello stomaco, ma in senso negativo.
    Buona serata.
    Mauro

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    1. Esatto, Anche "La Passione di Cristo" era un film macabro e sanguinolento, che non possedeva neppure un grammo di spiritualità. Solo sangue e brandelli di carne, da far venire il voltastomaco.
      Paragone azzeccatissimo, Mauro!

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  6. Odio i film di guerra, tutti. E questa tua recensione getta benzina sul fuoco! :)

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  7. Non mi piacciono i film di guerra, quando lo faccio, li guardo con una fatica incredibile e questo non so se riuscirò a vederlo, soprattutto dopo ciò che ho letto da te xD

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    1. Ciao Giulia, decidi in base al tuo gusto e alla tua predisposizione, non in base a quello che dico io... i gusti sono sempre personali: a Venezia, in sala, c'era tanta gente che applaudiva (per dire)

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  8. Zero interesse, di Gibson regista mi piace solo L'uomo senza volto, per il resto ci sono pellicole più interessanti in giro, pure troppe!

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  9. "...spasmodica eccitazione di un cineasta macellaio che si esalta alla vista del sangue" (ahahah, applausi per te!): è il motivo principale per cui non andrò mai a vedere questo film. Gibson è una persona oscena, i film di guerra con il compiacimento bellico e fascistello proprio non posso accettarli. In generale non amo vedere la guerra al cinema. Ma se anche Gibson avesse girato un film su Ghandi o su qualsiasi altra cosa pacifica, l'avrei boicottato comunque. Mi ripugna.

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    1. Infatti anch'io la penso proprio così: non è questione di genere, ma del taglio violento, esaltato, catto-bigotto che Gibson, da "La Passione" in avanti, impone ai suoi film, e che traspare in ogni fotogramma. Il privato è privato, certo, ma quando il carattere della persona in questione si riflette in modo così evidente nelle sue opere è davvero difficile scinderlo dall'aspetto artistico...

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  10. Penso una cosa.
    Non conoscevo la storia di Desmond Doss... Reputo la sua vita interessante, tuttavia gestita dalla persona più sbagliata...

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    1. Esatto! Come ho scritto, massimo rispetto per il "vero" Desmond Doss, eroe autentico, ma nessun rispetto per un cineasta esaltato e integralista come Gibson... che non ha davvero il senso per la tragedia.

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