sabato 21 gennaio 2017

ARRIVAL

(id.)
regia: Denis Villeneuve (Usa, 2016)
cast: Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg
sceneggiatura: Eric Heisserer
fotografia: Bradford Young
scenografia: Gary Freeman
montaggio: Joe Walker
musica: Johann Johannsson
durata: 116 minuti
giudizio: 

trama:  Dodici immense astronavi aliene arrivano all'improvviso in dodici diversi luoghi della Terra, "abitate" da misteriosi esseri che emettono segnali radio incomprensibili. Per cercare di stabilire un contatto con loro l'esercito chiede aiuto alla linguista Louise Banks, specializzata in idiomi arcaici, che insieme al matematico Ian Donnelly tenterà di scoprire le intenzioni dei nuovi visitatori. Ma il difficile lavoro di "traduzione" la aiuterà a scoprire soprattutto se stessa...


dico la mia: Dodici enormi "gusci" venuti dallo spazio raggiungono la Terra, ognuno in un posto diverso, suscitando meraviglia, curiosità e tensione nel mondo. Nessuno sa con certezza che cosa siano (e soprattutto che cosa vogliono) ma subito la psicosi dilaga: l'uomo, come al solito, si sente minacciato dal "diverso" e a poco servono gli sforzi della linguista Louise Banks (Amy Adams, intensissima) e del fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner, adeguata spalla) per instaurare un dialogo costruttivo con gli alieni. Il mondo, ottuso e impaurito, si rinchiuderà ancora una volta in se stesso e imbraccerà subito le armi...


Fin qui niente di nuovo, e per fortuna siamo solo all'inizio del film. Un inizio sottotono in cui lo spettatore fa davvero fatica a riconoscere lo stile di un regista talentuoso e stimato come Denis Villeneuve, chiedendosi perchè abbia deciso di "impelagarsi" in un genere ormai sfruttato fino all'osso e in cui è difficilissimo inventarsi qualcosa di diverso... non a caso lo spunto di partenza di Arrival è lo stesso di Incontri ravvicinati del terzo tipo, anche se a dire il vero lo sviluppo è molto più simile a Contact di Zemeckis: Arrival infatti, a differenza del capolavoro spielberghiano, indugia molto di più sulle conseguenze sociali e politiche di una simile eventualità, evidenziando la deriva populista e impulsiva dei paesi "evoluti", incapaci di mettersi d'accordo tra loro e rifiutandosi di condividere le informazioni utili per tradurre il complicato linguaggio dei nuovi "ospiti".

Ma Villeneuve è troppo intelligente per cadere così facilmente nella "trappola" di una fantascienza commerciale e stravista, e infatti nella seconda parte cambia radicalmente registro (forse perfino troppo in fretta, costretto dai tempi cinematografici) avvicinandosi a poco a poco al vero scopo del film: gli extraterrestri di Arrival non sono che il pretesto, lo strumento per conoscere noi stessi e le regole che stanno alla base dell'umanità, quelle che vogliono l' homo-sapiens animale sociale e relazionale, destinato per natura ad aprirsi agli altri e a confrontarsi. Arrival sfrutta uno dei clichè più abusati del genere, l'incontro con altre intelligenze, per raccogliere la vera sfida che riguarda tutti noi: trovare un modo per interagire con le altre persone, dialogare con il prossimo, ricercare un linguaggio comune che unisca mondi e culture diverse.

La chiave di lettura di Arrival sta, appunto, nella capacità di relazione: l'uomo non è fatto per stare da solo e deve tentare ogni strada per raggiungere la felicità, ben sapendo che questa la si ottiene solo concedendosi agli altri, nei macro e nei micro-sistemi... e in questi micro sistemi c'è anche la vicenda strettamente intima e personale di Louise, la cui vita sarà stravolta per sempre dall'arrivo degli alieni: studiando il loro linguaggio e spogliandosi (letteralmente) di ogni protezione e inibizione, riuscirà a trovare la forza per superare le proprie ferite...

Di più davvero non si può dire per non togliervi la suspance di un finale bellissimo, insolito e toccante. Villeneuve ci arriva attraverso un sapiente uso di flashback e flashforward che contribuiscono a dilatare e destrutturare la concezione del tempo, facendoci realizzare l'importanza di vivere la vita nel modo e nel momento giusto, con la massima serenità possibile, senza farsi condizionare dal tempo stesso. La vita umana è breve, fragile e intensa: non deve esserci posto per i rimpianti e le cose non fatte, e la paura di un futuro nebuloso non può e non deve gettare ombre sul presente. "Che cosa faresti se potessi vedere tutto quanto accadrà nella tua esistenza?" chiede Louise al collega scienziato. La risposta è già scritta nei suoi e nei nostri occhi, che si inumidiscono mentre scorrono le ultime immagini del film... perchè il futuro non spaventa, a patto di saperlo guardare.

36 commenti:

  1. è l'unico film uscito questa settimana degno di nota, ma non andrò a vederlo... spero ne escano di più decorosi la settimana prossima, oggettivamente

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    1. Addirittura? Mi sembri davvero severa! Rispetto tutti i gusti ma, oggettivamente, non si può definire "indecoroso" un film così...

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  2. Bello e sincero, non mi è pesato per nulla. Per parte mia promosso a pieni voti!

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    1. Vero, non è per nulla pesante malgrado si tratti di fantascienza "adulta" e decisamente poco attraente per il pubblico di massa... lo promuovo anch'io, pur con meno entusiasmo :)

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  3. Appena visto, certo è difficile dare un giudizio così a caldo e dopo una sola visione. Ma la sensazione è quella di aver assistito a un grande spettacolo sulla vita, mi è piaciuto davvero!
    Buonanotte.
    Mauro

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    1. Mi fa piacere questo tuo entusiasmo, Mauro! E' bellissimo quando un film scatena certe sensazioni: indubbiamente è una pellicola molto sincera e toccante, specialmente nel finale, quando è davvero difficile non commuoversi.
      Un caro saluto.
      Sauro

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  4. Sei il primo che ne parla in modo misurato, finora ho letto solo pareri entusiastici.
    Non vedo l'ora di vederlo, comunque.

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    1. Diciamo che Villeneuve ha fatto di meglio, pur restando un film di ottima fattura. Non mi ha entusiasmato all'inizio, ma il finale è degno di grande cinema

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  5. Avrei abbondato di una stella.
    Niente di nuovo, semplice e diretto, ma mi ha emozionato molto, nonostante qualche pecca. Però odio il genere, e per non farmi sbadigliare... :)

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    1. Gli ho dato tre stelle a causa della prima parte, a mio avviso non all'altezza: e non tanto per la messinscena (che comunque, appunto, non dice nulla di nuovo: "Contact" di Zemeckis era decisamente più bello) quanto per la visione tipicamente americana della politica estera, con russi e cinesi cattivi e spietati mentre gli yankees garantiscono la pace nel mondo... un clichè abbastanza stucchevole. Per fortuna la seconda metà del film è davvero un'altra cosa!

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  6. Non siamo alla fantascienza a 5 stelle, però è veramente un ottimo film: evita tutte le trappole insite nel genere; fa pensare ed emozionare allo stesso tempo. Questo fa ben sperare per Blade Runner 2049!

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    1. speriamo... sinceramente non sentivo la necessità di fare un sequel di "Blade Runner", ma se Villeneuve avrà la mano abbastanza libera dalla produzione potrebbe regalarci un altro bel film. Non resta che aspettare.

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  7. Bellissime parole le tue, Sauro, per un bellissimo film.
    Villeneuve non sbaglia un colpo, e contamina i generi in modo splendido.

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    1. Grazie, Lisa! Sì, Villeneuve è un signor regista: per me ha fatto di meglio (La donna che canta, Prisoners, Sicario) ma se questo è il suo film minore... tanto di cappello!

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    2. Enemy dove lo metti? Per me il suo migliore.

      I miei migliori saluti
      T.S.

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    3. Eh, non l'ho ancora visto... mea culpa! :)

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  8. Bello, ma non doveva toccare Blade Runner. Punto.

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  9. è vero, parte come un film normale, ma col passare dei minuti diventa un film di Villeneuve :)

    https://markx7.blogspot.it/2017/01/arrival-denis-villeneuve.html

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    1. Proprio così... praticamente un diesel! :)

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  10. Appena è finito ho pensato: lo voglio rivedere. Sì, aldilà di qualche stereotipo americano, mi piacciono molto gli spunti che offre, ma non voglio dire altro per non spoilerare. La lentezza...mah io la definirei più un approfondimento su un tema bellissimo e difficile come la comunicazione o la mancanza della stessa. Bella la fotografia, la colonna sonora ( vedi shutter island), brava la Adams.
    Diciamo che una mezza stella in più gliela avrei data, ma sono di parte perché questo è un genere che amo moltissimo.

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    1. Ciao Alessia! Non mi pare di aver detto che sia un film "lento", anzi... semmai (forse) il contrario: a mio avviso la prima parte, per me la più debole, è fin troppo sbrigativa (il "linguaggio dei segni" usato dagli alieni viene decifrato in pochi minuti, capisco i tempi cinematografici però insomma...). Giustissimo il discorso sulla comunicazione e sugli aspetti tecnici: fotografia e musiche sono davvero notevoli, e contribuiscono non poco al fascino della pellicola.

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    2. Hai ragione Sauro, avevo appena letto un post dove circa l'80 per cento dei commenti era incentrato sulla presunta lentezza del film, e ho scritto il mio commento influenzata da questo.chiedo venia.

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    3. Ma ci mancherebbe! :) puoi scrivere tutto quello che vuoi, sai che a me fa solo piacere!

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  11. a me credo sia piaciuto anche un po' di più ;) l'ho appena visto. Forse riuscirò a scriverci un post, ma è difficile senza fare spoiler, e in questo caso non vale davvero la pena !!

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    1. In effetti anch'io ho fatto fatica nel cercare di svelare il meno possibile... però, davvero, con 'sta cosa degli spoiler tra poco non si potrà scrivere più niente! Si sta esagerando, come in tante altre cose: non si può essere così condizionati, vorrà dire che chi leggerà i miei articoli lo farà a suo rischio e pericolo!

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  12. Finalmente un film dove la comunicazione e il dialogo surclassano il fragore delle armi. Quando Villeneuve inquadra gli schermi con scritto "disconneted" (se non erro) è avvilente perché attraverso lo scambio di informazioni ci si può confrontare e crescere tutti insieme senza barriere linguistiche. Il banco di prova per il sequel di Blade Runner, il regista l'ha superato e ora sono ancora più tranquillo :)
    Chiudo dicendo che il naso di Amy Adams è da considerarsi patrimonio dell'umanità!

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    1. Già... sarà un linguaggio a salvare il mondo, visone affascinante e ottimistica. Questo è forse il film più ottimista di Villeneuve, e direi che l'obbiettivo, ambizioso, è stato in larga parte centrato.
      Su Blade Runner non mi esprimo... ma spero che tu abbia ragione! :)

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  13. io l'ho amato molto, e pensare che la fantascienza tende ad annoiarmi a morte. Non che avessi dubbi, visto chi c'era al timone:)

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    1. In effetti Villeneuve finora non ha mai deluso. E se (per me) questo è il suo film minore, avercene...

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  14. Concordo pienamente, sia sul giudizio che sul voto. Un ottimo film, anche se durante il percorso si impegola in un paio di cose, ma nulla che infici il messaggio finale.

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    1. Un ottimo film dalla cintola in giù... comunque, ripeto, si rimane sempre nell'eccellenza: un film di Villeneuve è sempre degno di visione.

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  15. concordo quasi su tutto:

    anche per me è il più debole di villenueve(per me è un 7 pensa quanto mi son piaciuti gli altri)

    gli ho preferito contact che ho trovato più avvincente

    l'unica cosa è sul finale che è molto bello si (la spiegazione dei suoi" ricordi del futuro" è un gran bel trip)ma per i miei gusti troppo melenso,credo che avrebbe funzionato lo stesso anche senza questa forte deriva sentimentale

    P.S.

    stima per il nome del blog e per il tuo nick Lem e Tarkovskij non si discutono si apprezzano.

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    1. Ti ringrazio per il commento e per le belle parole spese per questo piccolo blog :) anch'io ho preferito di gran lunga "Contact" ad "Arrival": "Contact" è uno dei miei film del cuore (tra l'altro proprio quest'anno compie vent'anni e prima o poi gli dedicherò un pezzo speciale), ed è innegabile che Villeneuve (ma non solo lui) ne abbia tratto spunto. Sì, sono d'accordo con te: per me le tre stelline che gli ho dato equivalgono proprio al voto 7.

      Se ti va di seguirmi o di scambiare pareri cinefili (da quello che scrivi mi sembri un'appassionata/o) io sono qui, mi fa solo piacere!

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  16. stavo commentando su un altro blog(il buio in sala)proprio lo stesso film e citavo appunto contact.A me piace di più la fantascienza diciamo old school con poche derive e più atmosfera ,ma non disdegno film diciamo più "umani\adulti",fra questi,
    citavo appunto solaris di cui ho letto il romanzo di Lem e visto il film di Tarkovskij(la versione originale non tagliata).Il tuo blog, "risultava fra quelli amici" cosi dato il nome non ho potuto che (ri)fare un salto sulla stazione solaris.

    Alla prossima.

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    1. E tra l'altro Giuseppe de "Il buio in sala" è un mio carissimo e stimato "collega" blogger... felicissimo di accoglierti, alla prossima!

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